O sacro commercio! Dallo sterco del diavolo all’interconnessione vitale.

Gesu-discepoli

di Mario Bonfanti – membro dell’équipe della spiritualità del creato

Un aspetto cruciale della proposta di Matthew Fox riguarda il superamento del dualismo.

Nel libro “Compassione” al terzo capitolo, parlando degli ostacoli psicologici, l’Autore cita la seguente triade: competitività, compulsività e dualismo; e a proposito di quest’ultimo scrive: Il terzo membro della trinità demoniaca che avvelena la nostra psiche, le nostre innate capacità di compassione, di unità e di interdipendenza, è definibile come “dualismo” (107). E così lo definisce: una percezione psichica, un modo di vedere la vita in termini di aut-aut: o questo o quello (108).

Nelle tradizioni spirituali si è spesso opposto lo spirito alla materia. E tra le varie declinazioni di questa dicotomia troviamo anche il dualismo gratuità-retribuzione, con la conseguente concezione sporca del denaro quasi fosse sospetto di diaboliche trame. Anche il racconto evangelico di Giuda che vende Gesù per denaro e il sospetto che in fondo egli fosse ladro e prendesse dalla cassa comune di nascosto (Gv. 12, 6) hanno giocato un ruolo importante in questo disprezzo del denaro. E così a coloro che fanno un cammino spirituale di ascesa e purificazione viene chiesto di liberarsi da questa zavorra che tiene legati alla terra e lorda l’anima al solo contatto. È un evidente caso di dualismo, dove da una parte si colloca il vile denaro e dall’altro il puro spirito che si libra alto sopra (e senza) la materia. Tanto che i mistici più esaltati sono anche arrivati a non cibarsi più di nulla pur di non aver bisogno di barattare con lo sterco del diavolo il di che vivere. Ma anche senza arrivare a questi eccessi da manuale psichiatrico, ancora oggi in molti gruppi religiosi, parrocchie e istituzioni ecclesiali persiste il disprezzo del danaro, cui si accompagna a braccetto il mito (perché di enfasi idealistica si tratta) del volontariato: chi lavora in ambito spirituale non si fa pagare; le prestazioni sono gratis. E se per caso qualcuno chiede di essere pagato per simili sublimi prestazioni è subito tacciato di simonia e visto con gran sospetto e circospezione. Peccato che tali “funzionari della spiritualità” spesso vivano in monasteri e conventi antichissimi dal valore (monetario – appunto) inestimabile e, pur avendo fatto voto di povertà, sulla loro tavola non manca proprio nulla (neppure il di più).

Ma ormai sta di fatto che nella gente l’equazione diabolica da secoli è fatta: spiritualità=gratuità.

Ma chiediamoci: Come viveva Gesù? Che rapporto aveva col denaro? Lo considerava “sterco”?

Purtroppo anche su questo tema troviamo nella storia del cristianesimo una corrente di esaltazione fittizia e ideologica di una fantomatica povertà del Messia che sarebbe vissuto in estrema sobrietà. Peccato che nei Vangeli si dica tutt’altro! Solo per citare qualche passo ricordiamo che ai piedi della croce di Gesù i soldati non si spartiscono la sua tunica ma la tirano a sorte, perché era cucita tutta d’un pezzo (Gv 19, 23) Un vero lusso per i suoi tempi! Nessuno poteva permettersi un simile vestito perché costosissimo (roba da sfilate di moda!) Inoltre se l’incriminato Giuda teneva la cassa (Gv 12, 6) significa che comunque Gesù e i suoi discepoli non andavano affatto in giro senza nulla in tasca. Anzi al suo seguito non c’erano solo dei “poveri” pescatori, ma anche delle donne… e che donne! Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode e molte altre che li assistevano coi loro beni (Lc 8, 3). Altro che povertà! Forse proprio nella “mistica della povertà” c’è un tradimento del messaggio evangelico, viziato da un dualismo che è più platonico che biblico. La proposta di Matthew Fox vuole quindi riportarci alla Bibbia e al Vangelo e radicarci nella vita fatta di interconnessioni, di scambio, di un continuo flusso di energia nel dare e ricevere che coinvolge anche il denaro. Una spiritualità compassionevole è una spiritualità basata sulla interconnessione tra tutti gli esseri, dove il denaro perde il ruolo di potere e la funzione di dominio, per divenire energia di scambio che dona vita. Tornare a radicarci nella terrestrità (altro punto essenziale del percorso foxiano) significa dare piena considerazione anche a quei bisogni vitali e primari come il nutrimento e quindi la necessità di avere di che vivere su questa terra; e in questa direzione il denaro gioca un ruolo molto importante. Ma, sempre nel libro “Compassione”, Fox si chiede: L’economia che abbiamo quanto ci insegna il dualismo? e risponde: Moltissimo. C’è dualismo tra datore di lavoro e lavoratore, tra occupati e disoccupati, tra chi possiede una casa e chi no…tra chi compra e chi vende…La lista potrebbe continuare all’infinito (254) E qualche riga più avanti aggiunge: Ma sarà sempre necessariamente così? Una verità più profonda rispetto a questa “legge del dualismo economico” è la legge dell’indipendenza economica (255). Ecco la direzione che la Spiritualità del Creato propone e invita a seguire: rimettere il denaro al suo posto come strumento per far circolare tra gli esseri umani lo scambio e la gioia del dare e ricevere e radicarsi nell’interconnessione della vita. In questo modo si toglie al denaro quel dominio che – certo – è demoniaco e porta sia chi paga sia chi si fa pagare ad avere del potere sugli altri: chi si fa pagare decidendo il prezzo in modo unilaterale, chi paga sottraendosi allo scambio evitando di acquistare, mandando così a monte il lavoro altrui; e in questa dinamica dualistica il denaro diventa “diabolico” cioè fonte di divisione e contrapposizione tra le persone. La Spiritualità del Creato invita a riscoprire lo “scambio sacro” e dialettico che si crea anche attraverso il flusso del denaro se vissuto come mezzo di interconnessione tra persone, dove il fornitore dona il proprio lavoro al servizio del fruitore e il fruitore partecipa ad uno scambio donando a sua volta, grazie al denaro, sicurezza e sostegno per la vita; un dare e ricevere reciproco che ci mantiene in un flusso di interconnessioni vitali e gratificanti per tutti.

2 pensieri su “O sacro commercio! Dallo sterco del diavolo all’interconnessione vitale.”

  1. Il tema è interessante…
    Nel vangelo Gesù lo chiama mammona. ..significa il possesso egoistico tutto centrato sul proprio “ego” che non vede i bisogni degli altri..è la sostanza dei tre verbi “maledetti” avere, salire, comandare.. Gesù invita la sua comunità a sostituirli con “condividere, scendere, servire”…con amore
    In questo senso “il denaro, mammona”…incarna la negatività, le tenebre, satana..che porta alla distruzione della morte “seconda”
    Gesù non l’ha mai considerato…”lo sterco del diavolo”.

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